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Per dare forza alle ragioni della scuola non serve uno sciopero, ma costruire una vasta alleanza sociale. Maddalena Gissi a Tuttoscuola

9 Dicembre 2021

Compare oggi su “Tuttoscuola” un’intervista alla segretaria generale Maddalena Gissi in cui vengono ribadite le ragioni per cui la CISL Scuola non ha condiviso la scelta di proclamare lo sciopero sulla legge di bilancio, ritenendo che sia più opportuno e produttivo seguire la via del confronto col Governo e con le forze politiche alla ricerca di intese su possibili modifiche al testo di legge. L’intervista tocca altri temi fra cui reclutamento, precariato e mobilità, argomento quest’ultimo su cui la CISL Scuola è fortemente impegnata a trovare soluzioni in sede di negoziato per il rinnovo del CCNI triennale.

Sciopero scuola, ‘più un gesto di rassegnazione, che di lotta’. L’intervista a Maddalena Gissi (Cisl Scuola) – Tuttoscuola, 8 dicembre 2021

Sono in molti a chiedersi come mai tra le sigle che hanno indetto lo sciopero non ci sia la Cisl Scuola. Pensate che sulla legge di bilancio non ci siano motivi per cui protestare?
“Ma per carità! Su questa legge di bilancio – perché se vogliamo essere seri quello è il tema in discussione, non genericamente la diffusa situazione di disagio che la scuola vive da tempo – siamo stati molto chiari, puntuali ed espliciti nel dire le cose che non andavano bene e nel proporre le modifiche per noi necessarie. Lo abbiamo fatto in tutte le sedi, ricordo fra tutti l’intervento che insieme a Luigi Sbarra ho fatto sul Messaggero, dicendo che la legge trasmessa dal Governo alle Camere ci lasciava profondamente delusi e insoddisfatti. Le stesse cose, aggiungo, Sbarra le ha dette anche negli incontri col Governo a Palazzo Chigi, per la verità senza trovare il minimo appoggio dai suoi colleghi. Per rendersene conto, basta rileggere le dichiarazioni rilasciate in uscita dagli incontri. E mentre sulla manovra in generale si svolgeva un confronto che ha visto a lungo insieme le confederazioni, con passi avanti significativi di cui il sindacato, tutto, farebbe bene a intestarsi il merito, non abbiamo perso un minuto del nostro tempo e ci siamo impegnati a fare ciò che va fatto quando si ragiona di una legge e non di un negoziato contrattuale: cercare di ottenere il massimo consenso su proposte emendative che cancellino o correggano ciò che nel testo in discussione non va bene. Ecco perché il dialogo e il confronto servono e valgono infinitamente più della protesta. Per la quale un argomento lo si può sempre trovare, magari mettendo assieme di tutto e di più, a proposito e a sproposito, come qualcuno sta facendo anche oggi. Aggiungo, per inciso, che nella storia del sindacalismo confederale gli scioperi di pura protesta hanno sempre avuto ben poco spazio, anche per la consapevolezza del costo che ogni azione di sciopero pone a carico di chi vi partecipa. Quando la protesta si è resa necessaria e doverosa, da ultimo per condannare l’assalto squadristico alla sede della CGIL, abbiamo scelto insieme altre forme di iniziativa, che hanno visto la CISL in prima fila. Oggi questo sciopero, sia detto senza offesa per nessuno, mi sembra più un gesto di rassegnazione che di lotta. Noi non ci rassegniamo a considerare chiusa una partita che stiamo ancora giocando e che continueremo a giocare fino all’ultimo. Sapendo che in ogni caso il confronto col Governo e con la politica, per dare centralità alla scuola e a chi ci lavora, non finisce certo qui”.

È un dato di fatto però, e lo avete detto anche voi, che in questa legge non ci sono stanziamenti sufficienti per un rinnovo del contratto all’altezza delle attese. Gli stipendi dei docenti continuano a essere più bassi, non solo in confronto ad altri Paesi ma anche rispetto ad altri comparti pubblici…
“Il quadro delle risorse destinate ai contratti pubblici, in cui rientra quello della scuola, è noto da tempo, sia a noi che alle confederazioni. Che quelle risorse, almeno per la scuola, siano insufficienti lo abbiamo detto da subito. Che vi siano margini di incremento significativo, o la possibilità di prevederne una diversa distribuzione fra le categorie pubbliche, appare poco realistico. Chi chiede, peraltro un po’ tardivamente, cifre esorbitanti per la scuola, dovrebbe spiegare dove quelle risorse potrebbero essere recuperate. Concretamente, però, non cavandosela con facili slogan. È fin troppo chiaro, e lo dicevo già prima, che la partita va immediatamente ripresa anche dopo l’approvazione della legge di bilancio, e il rinnovo del contratto sarà in questo senso un fondamentale terreno di gioco. Una partita che potrà senz’altro rendere necessario il ricorso a momenti di lotta, su obiettivi più chiari e concretamente perseguibili. Quella di oggi mi sembra non ne abbia, per questo è intempestiva e temo possa tradursi in uno spreco inutile di energie”.

E che può dirmi sui vincoli alla mobilità, su cui avete anche avanzato richieste di intervento con emendamenti? Che fine stanno facendo le vostre richieste?
“Vedo complicata, soprattutto a fronte di posizioni piuttosto rigide in alcune componenti della maggioranza di governo, risolvere per via legislativa il problema dei vincoli alla mobilità, su cui invece siamo fortemente impegnati a costruire possibili soluzioni in sede contrattuale, visto che si deve rinnovare il CCNI triennale sulla mobilità. Per questo sarebbe importante un’azione incisiva al tavolo negoziale, inopinatamente disertato da quasi tutte le sigle promotrici dello sciopero. Una decisione inspiegabile, ai limiti dell’autolesionismo, assunta sulla base di un inesistente obbligo di interrompere le relazioni sindacali se si proclama uno sciopero. Ancor più grave, del resto, non essersi presentati al tavolo sicurezza, presidio fortemente voluto proprio dai sindacati, in un momento denso di preoccupazioni e con una mole enorme di problemi. Noi non abbiamo nessuna intenzione di lasciare che sia il Ministero a gestire con atti unilaterali ogni situazione, men che meno quando sono in ballo materie contrattuali come la mobilità. Il campo delle relazioni sindacali subisce già troppe invasioni, sarebbe bene presidiarlo con forza, non disertarlo. Per noi della CISL è un atteggiamento del tutto inconcepibile. Stiamo lavorando in queste ore a una proposta che, se accolta, darebbe finalmente una risposta positiva a decine di migliaia di persone, aprendo uno spiraglio al blocco che stanno subendo. Non esito a dire che su questo tema, come su tanti altri che incidono sulle condizioni di lavoro del personale scolastico, nessuno ha lavorato e sta lavorando più della CISL Scuola”.

Anche il precariato è uno dei temi su cui fanno leva i promotori dello sciopero. A che punto stanno le cose in materia di reclutamento? Si sa che al Ministero ci stanno lavorando, qual è la vostra posizione al riguardo?
“Il precariato, come è noto, non è tema toccato dalla legge di bilancio, ma di precisi impegni, nel merito e sul metodo, sottoscritti nel Patto per la scuola. Impegni che pretendiamo siano rispettati: perché questo avvenga, le sedi e le occasioni di confronto vanno valorizzate al massimo. Frequentandole attivamente quando sono in atto, rivendicandole quando nel Governo e nella politica si affaccia la tentazione del “fai date”. Ci vorrebbe in questa fase anche molta attenzione all’uso delle parole: chiedere “una sanatoria” per i precari significa avvalorare le critiche dei tanti detrattori che usano quel termine quando tentano di liquidare in modo spregiativo ogni proposta di reclutamento che valorizzi l’esperienza professionale acquisita in anni di lavoro precario. Io non chiedo “sanatorie”: chiedo un modello di reclutamento che a regime, chiudendo finalmente la stagione dei provvedimenti straordinari, affianchi al canale dei concorsi ordinari un canale per titoli che riconosca con criteri oggettivi e trasparenti il valore formativo del lavoro sul campo. L’attenzione rivolta a chi lavora precariamente e a chi cerca lavoro nella scuola è per noi doverosa: chissà se chi ha proclamato uno sciopero per il 16 dicembre ha pensato che in quella data è previsto lo svolgimento degli scritti per un concorso ordinario già rinviato si un anno…”.

Cosa c’è da fare, secondo la Cisl Scuola, per rendere più attrattivo il mestiere dell’insegnante, un’esigenza che lei ha più volte posto anche a fronte dell’alto numero di posti scoperti, specie in alcune discipline e in alcune aree del Paese?
“Serve innovare profondamente le politiche della formazione e del reclutamento dei docenti, serve ridare al lavoro nella scuola dignità sociale e retributiva. Due aspetti saldamente legati, che riguardano non solo i docenti ma tutto il personale scolastico, compresi Dirigenti, DSGA e personale ATA. La strada è lunga e impegnativa, si svolge su un terreno disagevole che non consente purtroppo facili scorciatoie. Negli ultimi anni abbiamo avuto governi e maggioranze di ogni colore, in alcuni casi scaturite da sconvolgenti mutamenti di scenario, senza tuttavia ottenere cambiamenti significativi, nemmeno da quelli che si proponevano come protagonisti di una “svolta epocale”, dal punto di vista della capacità e della volontà di attivare politiche di forte investimento in istruzione e formazione. Ben quattro ministri dell’istruzione negli ultimi due anni, che si aggiungono ai tre della legislatura precedente. Le loro dichiarazioni d’intenti basterebbero da sole a riempire non un libro, ma un’intera collana. Tra il dire e il fare, quando la politica parla di scuola, sembra ci sia di mezzo un oceano, più che il mare.Se questo può accadere, è anche perché manca ancora, nella coscienza diffusa della nostra società, una giusta consapevolezza di quanto sia fondamentale per il Paese il ruolo svolto dalla scuola e dal suo personale. Far crescere e rafforzare questa consapevolezza è indispensabile per realizzare, sull’obiettivo della scuola al centro del Paese, una vasta alleanza che deve necessariamente andare oltre l’ambito della categoria. Questo è un momento di grande difficoltà per tutti, in cui ciascuno è naturalmente portato a percepire come prioritaria la propria condizione di difficoltà; ecco perché sarebbe importante, come chiede la CISL, far prevalere anche nell’agire sindacale la coesione e il dialogo, non lo scontro e le tensioni”.

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